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Dicono che lei con poche linee semplici ha rivoluzionato il design della nautica. E' così?
Una cosa che non mi piace della nautica è che ti propongono la barca come un oggetto di lusso e per me il lusso non è mai stato un motivo di fascino. A me interessa il bello, sono cresciuto in mezzo a cose belle. Ma il mio concetto di bellezza riguarda l'etica, penso a una bellezza portatrice di verità e di armonia, una bellezza non fine a se stessa, ma che parla, che non è mai decoro, elemento in più, che è lontana dall'ostentazione gratuita. Ho cercato di disegnare una barca seguendo questa filosofia, una barca che dicesse: "Guarda il bel paesaggio che hai intorno" e non che dicesse: "Accendi la tv al plasma che c'è sottocoperta.
Il Wake 46 è la prima barca "Live-around". Un concetto nuovo. Di cosa si tratta?
Il "live-around" è l'evoluzione dell'idea di "walk-around" che nella nautica esisteva già. Il Wake 46 è una barca completamente aperta, con la coperta su un solo livello, anziché su più livelli, dove puoi muoverti liberamente senza vincoli. Lo spazio esterno è pensato come diaframma tra l'uomo e il mare, come qualcosa che li unisce idealmente, non che li separa, che dà la possibilità di vivere empaticamente la natura.
Questo a livello teorico. Ma a livello pratico come lo ha realizzato?
Questa barca è un oggetto più architettonico che di design, perché il protagonista principale è lo spazio e non la linea. Lo spazio con cui dovevo fare i conti io era lo scafo. Sono partito dalla forma più semplice: l'ellisse. E mi sono detto: che cosa succede se la incasso? Il risultato è stato un'ellisse dentro un'ellisse. Così, a cascata, è nato il walk-around, cioè il camminamento laterale. Ho trasformato il capo di banda da elemento tecnico, funzionale, a elemento estetico, spaziale. L'ho allargato e fatto diventare una seduta, comoda e sicura, che ti permette di godere il panorama, una sorta di cornice continua che delimita e avvolge la coperta in modo quasi muscolare. Di conseguenza ho potuto togliere il tientibene, divenuto inutile, dal momento che il capo di banda è più alto e più largo di quelli tradizionali e quindi chi cammina è ancora più protetto. Questa è stata la chiave di volta, perché così ho ottenuto due cose: togliendo la battagliola, ho eliminato un elemento di intrusione, ho reso la linea ancora più pulita, e allargando il capo di banda ho creato dei nuovi volumi interni, degli incavi, delle sorte di gavoni, dove ricoverare i parabordi e altri attrezzi, così in navigazione non c'è niente in giro che dia fastidio. Questa esigenza di ordine non è solo una questione pratica, è anche una questione estetica. Secondo me la cartina tornasole di una cosa estetica è la sua funzionalità. Perché c'è una bellezza nel vedere che le cose funzionano e fluiscono bene. In queste scelte non c'è solo fronzolo o solo pratica. C'è un dialogo armonioso in cui funzionalità ed estetica si fondono. Potremmo dire che la praticità di questa barca è nella bellezza delle sue forme e viceversa. Si tratta di una sfida formale che non ha nulla a che vedere con lo sfoggio di originalità a tutti i costi. (segue)



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