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Francesco Rolla

pubblicato Lunedì 31 Agosto 2009
Francesco Rolla

GUARDA LA GALLERY DEL WAKE 46

Dicono che lei con poche linee semplici ha rivoluzionato il design della nautica. E' così?
Una cosa che non mi piace della nautica è che ti propongono la barca come un oggetto di lusso e per me il lusso non è mai stato un motivo di fascino. A me interessa il bello, sono cresciuto in mezzo a cose belle. Ma il mio concetto di bellezza riguarda l'etica, penso a una bellezza portatrice di verità e di armonia, una bellezza non fine a se stessa, ma che parla, che non è mai decoro, elemento in più, che è lontana dall'ostentazione gratuita. Ho cercato di disegnare una barca seguendo questa filosofia, una barca che dicesse: "Guarda il bel paesaggio che hai intorno" e non che dicesse: "Accendi la tv al plasma che c'è sottocoperta.

Il Wake 46 è la prima barca "Live-around". Un concetto nuovo. Di cosa si tratta?
Il "live-around" è l'evoluzione dell'idea di "walk-around" che nella nautica esisteva già. Il Wake 46 è una barca completamente aperta, con la coperta su un solo livello, anziché su più livelli, dove puoi muoverti liberamente senza vincoli. Lo spazio esterno è pensato come diaframma tra l'uomo e il mare, come qualcosa che li unisce idealmente, non che li separa, che dà la possibilità di vivere empaticamente la natura.

Questo a livello teorico. Ma a livello pratico come lo ha realizzato?
Questa barca è un oggetto più architettonico che di design, perché il protagonista principale è lo spazio e non la linea. Lo spazio con cui dovevo fare i conti io era lo scafo. Sono partito dalla forma più semplice: l'ellisse. E mi sono detto: che cosa succede se la incasso? Il risultato è stato un'ellisse dentro un'ellisse. Così, a cascata, è nato il walk-around, cioè il camminamento laterale. Ho trasformato il capo di banda da elemento tecnico, funzionale, a elemento estetico, spaziale. L'ho allargato e fatto diventare una seduta, comoda e sicura, che ti permette di godere il panorama, una sorta di cornice continua che delimita e avvolge la coperta in modo quasi muscolare. Di conseguenza ho potuto togliere il tientibene, divenuto inutile, dal momento che il capo di banda è più alto e più largo di quelli tradizionali e quindi chi cammina è ancora più protetto. Questa è stata la chiave di volta, perché così ho ottenuto due cose: togliendo la battagliola, ho eliminato un elemento di intrusione, ho reso la linea ancora più pulita, e allargando il capo di banda ho creato dei nuovi volumi interni, degli incavi, delle sorte di gavoni, dove ricoverare i parabordi e altri attrezzi, così in navigazione non c'è niente in giro che dia fastidio. Questa esigenza di ordine non è solo una questione pratica, è anche una questione estetica. Secondo me la cartina tornasole di una cosa estetica è la sua funzionalità. Perché c'è una bellezza nel vedere che le cose funzionano e fluiscono bene. In queste scelte non c'è solo fronzolo o solo pratica. C'è un dialogo armonioso in cui funzionalità ed estetica si fondono. Potremmo dire che la praticità di questa barca è nella bellezza delle sue forme e viceversa. Si tratta di una sfida formale che non ha nulla a che vedere con lo sfoggio di originalità a tutti i costi. (segue)

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