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Un racconto inedito di Aldo Nove .1

pubblicato Venerdì 10 Luglio 2009
di Aldo Nove
Un racconto inedito di Aldo Nove .1

TUTTI I RACCONTI EROTICI.

Un racconto di un inedito Aldo Nove: l'autore che ci ha raccontato per primo la Gioventù Cannibale con un decennio di anticipo, l'autore di un capolavoro come la raccolta di racconti SuperWoobinda (Einaudi), capostipite italiano del genere pulp, in storie che nulla lasciavano all'immaginazione e che con indiscussa genialità ha precorso il nostro presente frammentato, di vite da "palinsesto", tra violenza e sesso esibito. E poi l'Aldo Nove capace di raccontarci il mondo del precariato esistenziale ma anche il poeta capace di incantare con Covers, versi composti con Raul Montanari e Tiziano Scarpa, e di sorprenderci con la silloge Maria, recentemente pubblicata da Einaudi. In questo racconto, richiesto per MenStyle e Satisfiction, lo scrittore ancora una volta ci spiazza: ci attendavamo una storia di sesso magari torbido e intricato e, invece, l'erotismo scivola tra le parole come una carezza, tra il non detto, tra frasi che lasciano presagire amore ed eros e venate da un'ironia che ci ha lasciati incantati. Come in una favola che corre lungo i binari della vita. (di Gian Paolo Serino).

Caterina e io ci siamo conosciuti nel 1985. Eh, io ero
seduto sulle gradinate della palestra del Liceo Cairoli quando per la prima volta mi accorsi quanto fosse bello che una della prima D non facesse ginnastica, e respirasse lì vicino a me. Eh, mi accorsi che faceva un odore che mi sembrava di fiori visti tutti assieme, come certi campi di margherite grosse che ci sono vicino ai finanzieri di Clivio. Eh, avevo bisogno di parlare con quella fonte di sensazione di prati che mi faceva sentire un po' scemo e come inclinato, completamente, verso di lei. Le dissi così all'improvviso uno sproposito su Saba e lei replicò dicendo che Saba considerava sua moglie una gallina. Io le risposi "No, a una capra dal naso semita" (non era vero, Saba assomigliava sua moglie a diversi animali da cortile tra cui esclusa la capra semita, che era in un'altra poesia). Così continuavamo a parlare di Saba. Eh, mentre parlavo mi sentivo un aereoplano, come un pilota ubriaco d'aereo che guarda giù le case e la città ma non guarda davanti in quanto sennò si abbaglia e sbatte contro al sole. Eh, la faccia di Caterina mi sembrava un sole con il mascara, era come se avevo bevuto trenta caffè, le mie vene erano treni pieni di dolci che sbandavano soddisfatti. Erano bambini. Eh, dopo due giorni l'ho rivista e le ho parlato e mi sono accorto che le stavo parlando ininterrottamente da due giorni. Eh, mi rallegravo di cose che avevo ritenuto sempre normali, a cui non avevo mai fatto caso. Ero felice che Caterina avesse le gambe per esempio. Vedevo sempre la gente che aveva le gambe, da diciannove anni non ci facevo caso, ora ne ero così felice che camminavo toccando le vetrine dei negozi contento di sentire il vetro e mi piacevano anche i semafori, come se erano diventati completamente magici. Eh, una volta mi ha scritto con un pennarello rosso il suo numero di telefono sull'agenda. Era il numero più grande che avevo, occupava due pagine di ottobre. Era anche il più rosso e strabordava dal foglio.

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Commenti 2 commenti

claudia (13/07/2009 ore 8.30)
maginifico come sempre aldo nove capace di strappare cuore e sensi accarezzandoli

claudia (10/07/2009 ore 18.06)
mi ha emozionato ed intrigato.

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