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Racconti erotici: L'amai, mi amò .2

pubblicato Martedì 26 Gennaio 2010
di Franz Krauspenhaar
Racconti erotici: <I>L'amai, mi amò</I> .2

È agosto, fa caldo ma moderatamente. Su una terrazza abbandonata, dove mi ha portato lei che conosce questi luoghi palmo a palmo, decidiamo di fare un gioco di splendore erotico. Lei si sporge guardando in strada. Sono le sei del pomeriggio, la cittadina si risveglia dopo la lunga siesta. Silva porta un abitino molto leggero, indovino che sotto non ha le mutandine. Mi rivolge la schiena, finge d'interessarsi ai passanti, là sotto. Io divento adesivo col suo sedere meraviglioso, sono eccitato soprattutto da questo suo sporgersi. Lei mi guarda in tralice, con un leggero sorriso, poi i suoi occhi si socchiudono per l'eccitazione. Faccio uscire il mio cazzo già duro dai pantaloni di cotone bianco, le tiro su il vestito. Gioco con lo spacco delle sue natiche. Qualche goccia di sudore, il mio cazzo già umido. Vado con le dita sulla sua fica e l'arpeggio, delicatamente, suonandola come l'arpa carnale di una libidine esclusiva. Lei geme. Pochi secondi dopo, dal mio punto di osservazione, noto per caso, abbandonando gli occhi a sinistra, che un corteo silenzioso ha iniziato a percorrere la strada. È un funerale. Niente musica, niente banda. La grande auto familiare con la bara dentro procede con lentezza esasperante. Dietro, un girone di personaggi, al capo di quella coda  due donne in nero con i soliti occhiali scuri, poi qualche fila di altre persone silenziose vestite a festa. E più il serpente della morte s'allunga, più la gente è vestita meno elegantemente, qualcuno sussurra al vicino, qualcuno addirittura accenna una risata. È per me irresistibile. "Guarda, Silva, guarda..." le dico con la voce rotta dall'eccitazione. Entrambi guardiamo passare il funerale, ed entrambi aumentiamo la foga, la elargiamo dentro di noi, allo stesso modo comprimendola. La penetro con un colpo netto e intanto mi sporgo con la testa per vedere passare tutta quella gente. E questo, mio e di Silvia, applicare l'amore alla cerimonia della morte è una cosa estremamente potente, come la messa in pratica perfetta di un istinto vitale che trascende qualsiasi ragionamento. A quell'addio in certo modo festeggiato risponde la festa della vita, fatta tra me uomo e lei donna con una disperazione che ha parecchie linee di struggimento dentro la tela intessuta di quel momento. Lei geme, io gemo, non diciamo nulla. Il lunghissimo corteo sta per sparire dietro a una curva, io tengo solo per qualche colpo, poi vengo, quasi urlando il mio estremo disincanto.

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