Asta al ribasso, mercato al rialzo. Meno di due anni di vita alle spalle, in piena fase di espansione, il mercato delle aste al ribasso è un vulcano in fermento, totalmente privo di argini.
A oggi non sembrano esserci limiti ai siti clone, che solo in Italia superano le dieci unità: da Youbid ad Asteclick, da Bidpremium a Shakebid, ognuno con le proprie tariffe e caratteristiche. Tanto meno è possibile quantificare il reale giro d'affari. Bidplaza.it, sito leader in Italia con oltre 100 mila utenti, sviluppa un traffico di rete (fonte: Alexa) almeno venti volte inferiore a eBay.it.
Ma se eBay ricava un 5% medio da ogni vendita, il guadagno di un sito di aste al ribasso affermato supera agilmente il 400% del valore del prodotto. In tutto, circa 600 mila euro di prodotti venduti in meno di un anno, per poco più di duemila euro totali. Ma con una stima di alcuni milioni di "pacchetti informazioni" a pagamento.
Nella rete del gioco d'azzardo quella che rimane irrisolta, soldi in tasca, è invece una legittima domanda: alla fine dei giochi, sarà vera asta? Non tutti la pensano allo stesso modo.
In Svezia, Bidster.com è sotto indagine da parte della Swedish Gaming Board. In Italia, l'associazione Altroconsumo ha presentato un esposto all'Autorità garante della concorrenza e del mercato contro Bidplaza, per pubblicità ingannevole. Il punto? Capire dove finisce l'asta e inizia il gioco d'azzardo. Tradotto in legalese: se per vincere non serve abilità, ma solo fortuna, gentili Bidster & Co. siete nei guai.
Ma perché Bidplaza non può essere definito una lotteria?, chiediamo a Kohen. "Se ragioniamo sul concetto di scommessa/lotteria, l'incertezza è assoluta. Il meccanismo dell'asta prevede invece un margine molto significativo di intervento, che si attua nella strategia che ogni utente ha la possibilità di adottare, sulla base delle informazioni rese disponibili da Bidplaza a ogni offerta".
La tesi, insomma, è che non sia solo una questione di buona sorte. Non per caso in rete hanno iniziato a dilagare siti dedicati alle strategie di puntata. O anche che, su alcuni siti emergenti, i nomi dei vincitori tendano spesso a ripetersi. Segno che in rete esistono già giocatori professionisti, o forse un indizio che dietro c'è qualcosa che non torna.
E probabilmente è proprio il sospetto verso la formula "al ribasso" l'unico fattore che, finora, ha frenato la cavalcata trionfale dei figli di Bidster. Perché se prometti troppo (in rete), i tuoi clienti inizieranno a diffidare (sui forum). Togli o lascia le parentesi, rimane il secondo comandamento del business.
Da GQ, n. 108, settembre 2008