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Il mio profilo è ancora su Facebook

pubblicato Venerdì 08 Maggio 2009
Il mio profilo è ancora su Facebook

Il giorno successivo alla nostra chiacchierata, il volto di Andrey riappare su Facebook: "Mi hanno riammesso!", scrive sulla bacheca. Ovviamente senza aver ricevuto alcun preavviso. Le stranezze, però, non finiscono qui.

Parliamo con Stefania Nascimbeni che gestisce il profilo di Gaia Altieri Rotondi, la 30enne milanese protagonista del suo manoscritto, e raccogliamo una storia simile: dopo aver tagliato il traguardo dei 3mila contatti, anche Gaia/Stefania riceve la stessa comunicazione: profilo disattivato. Stefania, come Andrey, non demorde e scrive decine di mail in ben quattro lingue diverse per essere sicura che il contenuto del messaggio sia compreso dallo sconosciuto destinatario.

Stefania lancia poi un comunicato: "Gaia va in aspettativa e apre un blog". Lo fa girare nella Rete, i mass media ne parlano e dopo qualche giorno di trambusto, Gaia riappare su Facebook. Siamo noi, a quanto pare, a darle la felice notizia. L'autrice è contenta: ha recuperato i contatti, ma dopo questo incidente è difficile immaginare che il rapporto con il noto social network ritornerà come prima.

In assenza di regole ben precise (se non quelle contenute nelle condizioni di utilizzo), più di qualcuno ha cercato di stilare un elenco di "dritte" da seguire per evitare beghe con Facebook. Eleonora Voltolina, giornalista trentenne che nell'aprile 2008 ha creato il gruppo Repubblica degli Stagisti legato al suo blog (ora sito) nato con l'intento di capire come si muove il mondo degli stage, ne suggerisce un paio: cercare di differenziare il più possibile il contenuto; mai inviare lo stesso testo in più di 2-3 messaggi o, se proprio si vuole farlo, utilizzare il messaggio multiplo ("anche se così non si può personalizzare"; dice). E, poi, evitare di mettere link all'interno dei messaggi: troppo link allertano il sistema che giunge, probabilmente, alla conclusione che stai facendo pubblicità a qualcosa.

E la libera informazione che fine fa? La storia di Nino Randisi la dice lunga a proposito. Nino è un giornalista navigato: da anni segue i fatti di cronaca legati al suo territorio (Agrigento). Una volta iscritto a Facebook, ha trovato naturale proseguire una parte della sua attività su questa piattaforma: informare, con un taglio ironico.

Per esempio, scrive l'8 maggio, alle 10 circa, "Ndrangheta e sicumera: in manette a Siracusa un latitante appartenente alla cosca mafiosa calabrese degli Strangio di San Luca. Domenico Rappazzo faceva shopping al centro e dopo avere speso, per un paio di pantaloni, 230 euro, è stato arrestato. Li indosserà in cella".

Ecco, in breve, la sua storia: Nino viene bloccato da Facebook per ben due volte. Perde i contatti ma non l'entusiasmo: subito dopo attiva un nuovo profilo e recupera un bel numero di amici. Poi, come per magia, il 7 maggio riappare il suo vecchio account. Adesso, suo malgrado, Nino ha un gemello in Rete.

"Non capisco - dice il giornalista - perché puniscono chi usa questo social network per fare informazione e non agiscono, per esempio, contro i gruppi che inneggiano alla mafia e alla violenza. Ma con che tipo di software abbiamo a che fare?".

I fan di Facebook aspettano una risposta. 


Il servizio continua
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Commenti 3 commenti

ARMANDO (04/12/2010 ore 17.36)
VORREI SAPERE SE SONO ANCORA ISCRITTO A FACEBOOK

ivan (11/10/2009 ore 0.05)
giusto

ritz (29/05/2009 ore 12.32)
se non ti vanno bene le regole basta non usarlo!!! questa gente dovvrebbe andare a lavorare invece di perdere tempo in c***ate!

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