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Il web 2.0 per la pace: il progetto di BJ Fogg

pubblicato Sabato 26 Settembre 2009
di Michela Marra
Il web 2.0 per la pace: il progetto di BJ Fogg

Everthing big started small: ogni successo, ogni grande invenzione e innovazione nasce da un'idea semplice e chiara. Prendete, per esempio, Mark Zuckerberg e la sua creatura Facebook: progettata nel 2004 per tenere in contatto tra loro gli amici dell'università (i classmates), si è trasformata in un'enorme ragnatela che oggi raccoglie i dati di milioni di persone in tutto il mondo; persone che chattano, condividono i propri contenuti, uplodano foto e sono costantemente spinte a raccontarsi e a dare il proprio racconto del mondo su questa piattaforma.

Cosa ha determinato questo successo? La risposta viene da un ricercatore americano di Stanford, BJ Fogg (giudicato dalla rivista Fortune come una delle 10 persone al mondo che ognuno dovrebbe conoscere) ospite a Milano di Meet The Media Guru, il programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura digitale e dell'innovazione organizzato da MGM Digital Communication.

Simpatico e sorprendentemente umile, BJ si è specializzato in una branca che sta a metà tra psicologia, informatica e architettura dell'informazione: la captologia (dall'acronimo Computers As Persuasive Technologies), la scienza che studia il carattere persuasivo delle "macchine". Alla domanda "come può un computer convincere le persone ad adottare alcuni atteggiamenti", Fogg risponde con il racconto di un originale esperimento condotto nei laboratori di Stanford, l'università nel cuore della Silicon Valley.

Nel 2007, BJ ha dato vita a un corso "su Facebook" chiedendo ai suoi studenti di progettare una serie di facili applicazioni per il famoso social network. Dopo 10 settimane di tentativi e di esperimenti vari, il risultato è stato sorprendente: le applicazioni confezionate nel laboratorio americano e lanciate sul web sono state utilizzate da ben 16 milioni di utenti, diventati poi 24 dopo qualche settimana dalla chiusura del lavoro.

Gli studenti, in pratica, avevano creato delle "macchine"  persuasive - semplici applicazioni - che avevano coinvolto e avrebbero continuato a coinvolgere sempre più persone in sempre nuove attività (dall'organizzazione dei party, allo studio in biblioteca).

Il resto è storia: basti pensare a quante di queste attività (i gruppi, per esempio) partecipano i 300 milioni di utenti di Facebook e a quante ne nascono ogni giorno. 


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