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Twitter sta cambiando. E noi ci siamo dentro

pubblicato Giovedì 16 Settembre 2010
di Francesca Mazzucato
Twitter sta cambiando. E noi ci siamo dentro

Raccontaci la tua esperienza con Twitter su: twitter.com/MenStyleit

Molti, in Italia, lo conoscono meno di altri social network. All'inizio sembrava o troppo semplice o appariva a un primo sguardo troppo complicato e con dettagli incomprensibili: non ci sono mai state vie di mezzo nei confronti di Twitter. Si potrebbe dire che o lo si ama o lo si odia, e io faccio sicuramente parte della prima categoria. Ho un account personale da quasi due anni dove inserisco link, comunico, tento esperimenti narrativi e linguistici, a volte semplicemente mi sfogo in attesa di feedback. Perché a volte un feedback, una risposta, una carezza di parole può cambiarti la prospettiva di una giornata, come ha scritto la mia amica follower Cate Malvolti.

Ma che cos'è esattamente, e cosa diventerà? Twitter si sta rivelando uno strumento di grande potenza. È tante cose insieme, un social network e un servizio di microblogging: per chi non l'ha mai usato, e non ha mai pensato di costruirsi un account ed è curioso di provarci, può agevolmente accedere dalla home page, www.twitter.com, fornendo alcune informazioni personali, anche solo un indirizzo mail e un sito internet di riferimento, due note di biografia: particolari  che costituiranno gli indizi rivelatori di chi siamo, e spingeranno gli altri a decidere se interagire con le persone che si desidera seguire (si trovano nella colonna di destra in alto, con la dicitura "following" ) e pian piano ci si costruirà una rete, una cerchia di persone che ci seguono (sempre in alto a destra, con la dicitura "followers").

Già da questo si nota l'enorme differenza ad esempio con Facebook, dove, per poter seguire una persona occorre "chiedere l'amicizia" e questa può essere data, rifiutata o tenuta in sospeso. Su Twitter questo non accade, le due cose possono procedere su binari divergenti. Vuol dire che si possono seguire persone che non seguono noi, perché ci interessa la qualità o la tipologia dei contenuti che queste persone (o giornali, o aziende, o gruppi musicali, o corporation o onlus... ci sono veramente tutti) inseriscono. Li seguiamo perché ci interessano. Può capitare che il follow sia ricambiato e allora si segua qualcuno che a sua volta segue noi. All'inizio, nei primi periodi in cui si scoprivano le potenzialità di twitter, molti facevano così, applicando un modello simile a quello di Facebook. Adesso, con l'aumento degli utenti e con la quantità di informazioni, conversazioni, connessioni che lo strumento consente, la "sproporzione " è più praticata. La sproporzione è sinonimo di scelta consapevole in alcuni casi. (segue)

Il servizio continua
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Commenti 1 commento

Artlandis (16/09/2010 ore 17.43)
Ottimo articolo! Grande la stoccata a chi lamenta i "defollow" e ottima davvero la dritta su Tumblr, in italia ancora ignorato ma uno strumento di comunicazione completo e importante!. Grazie GQ :)

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