Gli Italiani di GQ. Intervista a Michele Lupi
di Chantal Nava
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In occasione del primo numero dell'anno dedicato al made in Italy GQ organizza presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano la mostra Italiani. Vita vissuta, in giro per l'Italia. L'intervista al direttore Michele Lupi.
Come e perché è nata questa esposizione? La mostra è nata in concomitanza con il numero di gennaio di GQ, dedicato all'Italia e ai talenti italiani più o meno conosciuti, come nel caso di quelli messi in risalto dagli scatti della mostra. È un lavoro iniziato un anno e mezzo fa dal fotografo Gughi Fassino a cui abbiamo commissionato ogni mese una serie di ritratti di italiani al lavoro. Dalle guide alpine ai portieri d'albergo, passando per i cuochi e gli autisti di taxi con macchine ibride. Mi interessava sottolineare il talento delle persone normali.
In cosa Italiani è GQ? Nel dare spazio alle persone normali. I giornali soffrono un po' di iper e sovra esposizione ai grandi personaggi dello spettacolo, sempre più riservati e protetti, rappresentati per voce dell'agente. GQ intende dare spazio sia alle celebrities sia ai racconti interessanti di persone normali. "Sempre meno star system e più mondo vero, vera società, più persone che personaggi, più fare che apparire", per citare Prima Comunicazione in riferimento al numero di gennaio e alla mostra.
Che bilancio emerge da questa ricerca? Come stiamo? Mediamente bene. L'ultima puntata del reportage di Gughi Fassino aveva come protagonisti gli studenti. È emersa una grande passione, la voglia di fare, la fiducia nel futuro. Mi interessava mostrare l'entusiasmo che la gente normale mette nel proprio lavoro.
Quali sono i punti forti dell'italianità? Per la cover del numero di gennaio abbiamo scelto Paolo Conte. Strano per GQ avere un signore over
Nell'immagine: Michele Lupi all'inaugurazione della mostra.
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