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Gi intellettuali entrano nel pallone

pubblicato Lunedì 24 Maggio 2010
di Laura Pacelli
Gi intellettuali entrano nel pallone

Con la chiusura del Campionato italiano e della Coppa dei Campioni, i tifosi del pallone (non solo quelli dell'Inter) non stanno più nella pelle. Non tanto perché non sanno dove andare in vacanza, ma perché devono ancora organizzarsi con trombette, cappellini e rifornimenti alimentari d'ogni genere per seguire tutte (o quasi) le partite dei Mondiali in Sudafrica.

La febbre per l'appuntamento più importante nel mondo del calcio (11 giugno - 11 luglio 2010) è infatti in salita. A occuparsene non sono solo gli addetti ai lavori, gli sponsor delle squadre, i marchi che producono la solita gadgettistica (inguardabile). Anche il "popolo" dei letterati, quelli che per luogo comune il calcio non sanno neppure cos'è, si è scomodato contribuendo alla realizzazione di un volume dedicato ai Mondiali.

Ho parato un calcio di rigore a Pelè, edito da Giulio Perrone, è un racconto-conversazione tra Giuseppe Aloe, Giorgio Nisini e Paolo Di Paolo e tredici scrittori contemporanei di diverse generazioni. Da Gianrico  Carofiglio a Raffaele La Capria, da Antonio Tabucchi a Ugo Riccarelli, da Antonio Pascale a  Raul Montanari, da Gian Paolo Serino a Gianluca Morozzi, da Errico Buonanno a Walter Mauro, da Roberto Perrone ad Alberto Garlini e Dario Voltolini

MenStyle pubblica - IN ESCLUSIVA - il racconto di Gianrico Carofiglio (SEGUE A P. 2)

Per chi preferisce leggerselo assieme agli altri, ecco qui di seguito i "titoli - citazione" che precedono i racconti.

Gianrico Carofiglio Quando si formavano le squadre, io ero sempre fuori.  
Ugo Riccarelli Il racconto come moviola.  
Walter Mauro La vita reale comincia il martedì.  
Dario Voltolini Quando mio padre scoprì Platini.  
Antonio Pascale Non sapere cos'è un terzino.  
Roberto Perrone Per giocare a pallone si distruggono i garage.
Alberto Garlini I tempi mitici del fútbol bailado.  
Gianluca Morozzi Quando segnano gli avversari, io non voglio guardare.  
Errico Buonanno Che fine ha fatto quella bandiera della Roma.  
Raul Montanari Mia madre è un'interista feroce.  
Gian Paolo Serino Gli anni dei Mondiali e le sconfitte amorose.  
Raffaele La Capria Non ho mai tifato per Maradona.  
Antonio Tabucchi Quando giocavo come ala destra  

Il servizio continua
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Commenti 1 commento

Silvana (25/05/2010 ore 11.26)
Di calcio si parla fin troppo. Tutti i giorni e i festivi soprattutto, la vita italiana è imperniata sui risultati di calcio. NON SE NE PUO' PIU' !!!! Certo anche grandi poeti hanno scritto di calcio, ma non in momenti storici come questo, quando tutto sembra imperniato sull'unico sport che sembra essere praticato in Italia a tutti i livelli. Certo bisogna ben "stordire" il popolo con cose senza alcuna importanza. E poi ci lamentiamo dei guadagni di certi giocatori (e squadre!) Sta a vedere che la politica in Italia passa proprio dal calcio!

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