Il favoloso mondo di Beatrice Antolini
di Valentina Giampieri
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Le tracce di A Due, secondo album della cantautrice polistrumentista Beatrice Antolini, scorrono nel lettore come fotogrammi di una pellicola surreale. Un viaggio alla Méliès tra giochi di prestigio e psichedelia. Una strada felliniana, percorsa da clown e funamboli. E lei, abile alchimista, compone, canta e suona tutto da sé.
- Innanzitutto il titolo. A due. Ce lo spieghi?
Ci ho pensato molto. Può essere letto sia in italiano, sia in inglese. "Due" sta per doppio. La mia musica, un po' come me, è ricca di dualismi e ambivalenze. L'album arriva "a due" anni di distanza dal precedente (Big Saloon). La lettera "A" corrisponde al "la" negli spartiti internazionali, "due" come la seconda ottava del pianoforte. Proprio da qui partono tutti i miei pezzi. In inglese "due" ha molti significati: necessità, debito, parto... La mia musica è tutte queste cose. E' più di una passione. E' un dovere e mi è dovuta.
- Qual è il filo conduttore dell'album?
E' un disco fortemente voluto e spontaneamente autobiografico. Big Saloon (2006) era più leggero, più giocoso. Rappresentava la mia fanciullezza. A due esprime il passaggio all'adolescenza. Più consapevole e denso di problematiche.
- Con che musica sei cresciuta?
Mi sono formata sulla classica, ma ho attraversato anche la new wave anni 80, la musica dark. Il punk, il grunge. Di recente mi sono avvicinata a soul e funk. Fagocito un po' di tutto. Ma la mia musica è frutto di un percorso più ampio e molto personale. L'ispirazione può arrivare anche da un libro o da una passeggiata in montagna.
- I tuoi dischi imprescindibili?
Rubber Soul dei Beatles, Remain in Light dei Talking Heads, Atom Heart Mother dei Pink Floyd e Loaded dei Velvet Underground.
- Ti sei mai vergognata di qualcosa che hai ascoltato?
Ho ascoltato davvero di tutto. La techno degli Autechre, l'elettronica più spinta, il metal più cattivo. Ma non mi vergogno di nulla. Sono tutti tasselli del mio percorso musicale.
- Il disco perfetto per fare l'amore?
What's Goin On di Marvin Gaye è musica da sesso.
- A quale regista faresti rappresentare le tue canzoni?
Hanno accostato la mia musica al cinema di Tarantino. A dire il vero non mi ci ritrovo molto. Lui è molto più moderno e stiloso di me. Io mi sento un po' "antichetta". La mia musica starebbe meglio addosso a un Roman Polanski o a un David Lynch. Anche se personalmente amo moltissimo Ingmar Bergman.



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