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Podcast - Coverville

pubblicato Mercoledì 30 Settembre 2009
di Simone Tolomelli
Podcast - Coverville

C'è un mercato, in tutto il mondo, molto forte negli Stati Uniti e nei paesi anglofoni, meno in Europa e particolarmente tragico in Italia, è quello dei podcast. A sentire quello che si dice il podcast sembra l'abbia inventato Apple. E non è vero, va da sé. A dare ascolto ai geek diventa poi che i podcast sono esistiti da sempre da quando il dio mascherato con influenze tardo elleniche scalciò via il drago viola facendo tre volte 19 su un dado da venti e recitando pezzi di codice php. E nemmeno questa mi pare esattamente vera.

Se voi adesso credeste che la domanda, e il pezzo, consista in chi ha dunque inventato il podcast? pigliereste un grosso abbaglio. Io ho solo detto che c'è un mercato grande così. Che Apple, questo sì è vero, ha saputo indirizzare e incanalare nel proprio negozio online oramai multi-mega funzionale che di "tutto intorno alla musica" (perì - se scrivessimo in greco) si occupa. Della causa fra le due Apple magari parliamo un'altra volta (quella degli iPod e quella dei Beatles, perché - durata venti e più anni, trovo proprio un rinvigorimento con l'avvento degli abbonamenti gratuiti ai podcast). Ci limiteremo a dire che è l'invenzione di pulcinella. Registri una cosa e la puoi ascoltare quando vuoi: sai che storia.

«Ma che è a' differita?» disse un giorno un tecnico stanco, poggiato con le gambe incrociate sul mixer di qualche sala regia sparsa per l'Italia; uno di quei posti in cui se aprissi una porta a caso nei lunghi corridoi e trovassi all'interno della stanza Mina che duetta con John Lennon non ti verrebbe da fare un plissé. «A' differita», decisa, precisa. Eccola lì. Il mondo beve pattumiera riciclata e si teletrasporta sorridendo "più forte" ma tu che la sai lunga il podcast l'avevi già capito anni fa... e che non c'era da perde' tempo dietro a 'ste cose, che c'avemo da lavorà.

Il canale è importante, Apple negli anni si era trovata tra le mani migliaia di utenti, milioni di puntate di trasmissioni, dalle più alle meno professionali. Gratis. Mettersi al computer ad ascoltare sarebbe stata la pietra tombale della "differita" invece se la metti su un iPod funziona un filo di più. Il risultato italiano è che si sono riversati nel negozio di Cupertino tutti, o quasi tutti, i programmi italiani presenti sui palinsesti di ogni Radio con dignità di chiamarsi così, e anche un po' no. Utilità relativa, poca sensibilità del nuovo modello di business, eccetera, ma noi siamo fatti così; nel frattempo s'è segato le gambe a tutti gli altri. Cioè a quelli come me e voi che se solo avessero voglia di scrivere un po' di più e meglio, un microfono tra le mani, c'è spazio per tutti.

Io l'ho fatto una volta. Quattro puntate. Sono arrivato terzo in classifica nazionale.
Uno tra i migliori d'America, invece, si intitola Coverville (abbonamento via iTunes ), a' differita.

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Commenti 3 commenti

Asended (30/09/2009 ore 20.37)
Io porto sempre con me un paio di podcast di trasmissioni particolarmente divertenti. Quando la giornata si presenta grigia allora me li risento mentre vado al lavoro in treno. La giornata prende un'altra piega. Altro che 'a differita. (l'apostrofo io 'o metto prima)

Leon (30/09/2009 ore 20.32)
Eh, i podcast. Un grande amore. Qualche anno fa, 3 o 4, ce n'erano ancora pochi in Italia, mi misi d'accordo con Next Exit per fare un podcast di arte contemporanea (si, ok, c'era già exibart ma noi si voleva fare una cosa diversa). Fu un bell'esperimento, e fu assolutamente molto divertente. Peccato aver dovuto chiudere la sperimentazione, purtroppo clienti che vogliano sta roba non ce ne sono, o son veramente troppo pochi. -

Matteo (30/09/2009 ore 17.01)
complimenti all'autore ottimo articolo!!!! "sto qui e suono la cetra con il resto della penisola che va a fuoco, che vuoi farci.": questa è geniale... @redazione: il link alla email non funziona

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