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Bach, un genio ingegnere

pubblicato Mercoledì 28 Ottobre 2009
di Simone Cefaro Tolomelli
Bach, un genio ingegnere

Il 31 marzo del 1685 nasceva ad Eisenach un bambino che avrebbe cambiato la vita a tutto il mondo. Senza di lui non ci sarebbero stati Mozart, Giuseppe Verdi, i gospel, il blues, il rock 'n roll, niente di niente: niente Aida, niente Tokio Hotel - che a ripensarci - diciamo niente Duran Duran. Fu musicista tra i più geniali che l'intera storia della musica ricordi, pastore di fede protestante, compositore, organista, violinista, clavicembalista, maestro del coro, ebbe venti figli da due mogli, dei quali circa una decina raggiunsero l'età adulta seguendo con buon successo le orme del padre. Uno di questi, Carl Philipp Emanuel, fu a lungo molto più famoso degli altri, ma a ciascuno dobbiamo il favore di aver fatto giungere sino a noi quel che veniva chiamato il Vecchio Archivio Bach. Johann Sebastian Bach morì a Lipsia nel 1750 e se escludiamo la parentesi schizofrenica ed esplosivamente geniale di Mozart, ad oggi, il mondo non conoscerà mai più un talento musicalmente altrettanto prodigioso:

Parliamo di lui perché se pensate di non aver mai ascoltato una nota uscita dalla sua penna (e diciamo penna, nel senso d'oca), in realtà non è vero, a meno che non abbiate mai acceso un televisore, ascoltato una pubblicità, visto un promo qualsiasi o - fosse stato anche per sbaglio - distrattamente fatto passare l'intera sigla di apertura e chiusura di SuperQuark. Il signor Peter Angela,  pianista jazz dal '48 al '52 circa, tra il torinese e Forte de Marmi, trasformatosi in Piero Angela giornalista e assunto in RAI, al momento opportuno si ricordò di Bach, del secondo movimento della Suite in Re minore, di quella musica cristallina e celestiale conosciuta con il nome di Aria, ed ancor più con quello di Aria sulla Quarta Corda. Per la sigla del suo fortunato programma che negli anni insegnò agli Italiani il fascino della scienza con le parole semplici, non si scordò delle proprie origini e scavando il repertorio di uno dei gruppi vocali jazz più famosi al mondo, The Swingle Singers, rintracciò la versione dell'Aria sulla Quarta Corda che a tutti suona oggi familiare e rassicurante. Quel Quarta Corda, curiosità, è perché un giorno al violinista tedesco August Wilhelmj venne in mente di abbassare la tonalità da RE minore a DO minore (un tono) e poi di un'ottava (cioè sempre DO ma 7 notte sotto, quello più basso) il che permette di suonare la melodia principale sulla quarta corda del violino (la corda del SOL): questa trascrizione mosse il brano dal vetro al peluche. Dall'adamantino al sentimento. Dal barocco al romantico. Diciamo che fu una bella trovata.

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