Igiene sì, fatica no
Simone Tolomelli
Sono stato in missione, per voi. Teatro Smeraldo/Ventaglio di Milano, immerso in una bolgia dantesca sotto moltissimi punti di vista, vado ad assistere alla prima di Carmen, ''un balletto di Luciano Cannito tratto dall'omonimo dramma musicale di Georges Bizet''. Diciamo ispirato all'omonimo dramma musicale di Bizet.
La serata è stata stravagante, il teatro è tutto sommato minuto per una città come Milano: immerso nei perenni lavori stradali bloccati dal solito cumulo di pietre romane, si presenta come una macchia verde alle porte della Milano-fashion-victim-che-conta, tutta quanta invitata alla prima. Prima ballerina, Rossella Brescia.
Prima ballerina, Rossella Brescia. Prima ballerina, eccetera.
Non essendomi stata consegnata una cartella stampa, proverò a prendere alcune informazioni dal sito stesso del teatro, alla scheda della rappresentazione (già che ci siete, vi sfido a trovare l'orario d'inizio entro due minuti d'orologio). Insomma: ''protagonisti due beniamini del grande pubblico. Rossella Brescia, ballerina classica e star televisiva, nota al grande pubblico per la sua partecipazione, da professionista, a programmi televisivi come Amici, Saranno Famosi e Colorado Cafè, vestirà i sensuali panni di Carmen. Al suo fianco, [...] il fascinoso e atletico ballerino cubano José Perez [...] divenuto anche lui un idolo dei teen-agers per la sua partecipazione alla popolarissima trasmissione Amici.''
Ok, quindi diamo per scontato che il target è quello lì, giusto? Sbagliato: il target è la signora per bene che, anziché Colorado, decide di scendere le scale e andare a Teatro, e per farlo ricorre ad ogni escamotage che ricordi: si imbelletta, si profuma, si veste-da-teatro, si ora, si cotona. E poi applaude tantissimo appena si apre il sipario, poi applaude tantissimo appena entra Rossella Brescia, poi applaude tantissimo nell'istante in cui finisce la musica qualsiasi cosa sia accaduta, poi applaude tantissimo quando José Perez si toglie la camicia restando in pantaloni da carabiniere e torso nudo, con un tartarughino intagliato da antichi e oziosi amanuensi bizantini. Poi applaude tantissimo; giuro che qualche minuto prima parlava dell'ultima volta che andò a vedere i Momix.
Lo spettacolo non è stato interessante da un punto di vista artistico e questo perché si è voluto più giocare all'interno di un contesto pavloviano che di quello teatrale. La storia (''gruppo di profughi che sbarca a Lampedusa dopo un viaggio allucinante, sfruttati dallo scafista Escamillo e braccati dalle forze dell'ordine comandate dal severo carabiniere Don Josè'' - dice il sito) esce in modo didascalico. Il che lascia il tempo che trova: anche Schiaccianoci è didascalico, quindi non sarebbe un problema; non fosse che quel che mi hanno dato in pasto ieri sera era danza contemporanea, e non Repertorio.
La compagnia ha una buona amalgama, ma singolarmente non è eccellente; meglio le donne degli uomini, comunque sia. Per il resto devo aggiungere che, ahimè, come oramai accade spesso, non ho visto un balletto, quanto un'interpretazione pseudo-drammaturgica con gente che più che danzare mima, talvolta un arabesque come il sole all'improvviso, e tripli tour en l'air di Perez che coreograficamente finivano sempre per terra, un po' per sottolineare quanto fosse struggente il suo l'amore per Carmen e un po' perché tornare a terra e chiudere in quinta posizione certe volte può essere più complesso di quanto non ti permetta un fisico da atleta, idolo-dei-teen-ager.
Che aggiungere di altro? È uno spettacolo che sta in piedi, per quanto io abbia un po' risentito del mescolone di lingua francese, richiamo alla Spagna di Bizet, intramezzi musicali inediti dai sapori marocchini e/o comunque troppo mediterranei (dove ''mediterraneo''=extracomunitario-all'italiana), Lampedusa/Clandestini, e Carabinieri che cantavano ''Toreador, en garde, Toreador, Toreador!''
Del restante, ho un'opinione personale, e cioè che l'arte ti coglie e ti appaga quando riesce a farti vibrare qualche cosa dentro, come un pianoforte le corde di una chitarra, per simpatia. E a me quel qualche cosa non è scattato. Non c'era affinità tra me e Rossella Brescia, né con la coreografia, né con la storia che mi stavano raccontando, né - infine - nel modo in cui me lo stavano raccontando. I miei sentimenti sono un poco più complessi dello struggimento amoroso che si acclara con le mani nei capelli. Per un attimo ho tolto gli occhiali, in penultima fila, io sono molto miope, tentando l'effetto velario. Non è servito. Quel che porto a casa è un'esperienza utile: non conoscevo il pubblico di Colorado Cafè, adesso sì.
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