W le cigne. Dolore di mia téra
Simone Tolomelli
È una brutta fiaba. Se volete ve la racconto ma è brutta, quindi la faccio veloce: solito principe (Siegfried), solito matrimonio in vista, solita regina madre, soliti obblighi fiabeschi e tempistiche sempre al limite del sostenibile, strettissime. È tutto fare per subito, per ieri. Perché? Perché l'ha deciso la regina madre e quando lei decide una roba la fai e basta. Il principe si deve sposare, passeggia per il suo principato e alla buona novella gli si fanno incontro contadini danzanti e festosi. Lui non si innamora manco per sbaglio e decide la sera di andare a caccia di cigni con gli amici.
Io gioco con
Stranezza, neh? No dico, che proprio in quel momento un principe con l'obbligo di matrimonio si trovi da quelle parti. Ve l'ho già detto è una fiaba brutta? Per concludere, taglio taglio taglio, Siegfried la vede, è lei è la regina dei cigni: l'amore della sua vita. È Odette, in ore diurne si spiuma, ma la sera fa il suo figurone. La prega di presentarsi il giorno successivo al castello per gran ricevimento durante il quale egli dovrà scegliere una giovine fanciulla e chiederle la mano. E bla bla.
Chiaramente al ballo ci vanno cani e porci ma di Odette manco l'ombra, quand'ecco che compare il perfido Rothbart accompagnato dalla figlia. E uno dice, vabbé: il principe mica è scemo. E capita quello che non t'aspetti, le carte a quarantotto e ti vien da dire ''ok, allora vale tutto'', non ci crederete mai. Odile, figlia di Rothbart, è la sosia di Odette! Brigitte Bradot-Bardot, a, e, i, o, u, y.
Bene, il principe si innamora di Odile e la presenta alla madre come futura sposa. Rothbart è così felice che si trasforma in civetta e vola via mollandoli tutti lì, appesi all'oscurità del maleficio: quale necessità avesse il cattivo stregone di rompere a tutti quanti i coglioni ancora non s'è capito, e sono passati anni, neh? Per chiudere, il principe (evviva) capisce l'inganno e vede da lontano la vera Odette disperata e piangente e morente. Si precipita da lei vince il bene. Ora parliamo di cose serie.
Ho visto il Lago dei Cigni settimana scorsa, a Milano al teatro Ciack, portato in scena dal Croatian National Ballet Theatre e, cavolo, sono brave. Le donne. Gli uomini, poco meno che mimi, li ricorderò quanto di più imbarazzante io abbia visto negli ultimi anni. Un debacle. Le donne brave. Insieme, espressive, tecnicamente delicate al punto giusto, stavano ben in piedi, bei piedi (dotate tutte), ben assortite anche alte giuste, bei fisici: niente da dire. Ecco volevo dire che non ho niente da dire, se fai le cose bene io ti applaudo e sono contento. E finisce lì. Gli uomini, vabbé, è stato quasi ridicolo. Voto al tutto 6/7 e l'ho presa decisamente larga.
Chiudo con tre spunti. La musica spero sapeste che è di Chaikovskij (si pronuncia, tranquilli, ceicoschi), non l'aveste saputo ora sì, e ci fate un figurone ché il russo di questi tempi ha il suo mercato; se proprio proprio non vi ricordaste nemmeno due note non muore nessuno, non è male ma è evidente che non è stata composta per mettersi davanti al camino e ascoltarla: o c'è qualcuno che ci balla sopra o ci si annoia un pochino. E pure quando ci ballano sopra... Didascalica. Come è giusto che sia il balletto di Repertorio ma nessuno a memoria d'uomo s'è mai fatto ''un bell'ascolto del Lago''.
Secondo spunto. Esiste un filmato molto carino della morte del cigno su YouTube, e vi invito a vederlo perché fa molto ridere; è tra l'altro intrepretato da un uomo, il che rende la cosa ulteriormente divertente.
Ultimo consiglio, parlando di uomini, e per controbilanciare il dramma che mi hanno fatto patire i croati, esiste una versione di Lago dei Cigni (balletto tipico dell'iconografia stessa della ballerina classica: tutù, punte, cignon e Fouetté rond de jambe come se piovesse) fatta da soli uomini. L'ha pensata e realizzata il coreografo Matthew Bourne , e vi spezza il cuore. In due. E non sarete mai più quelli di prima. Se vi capitasse, non pensateci due volte. Dico sul serio.

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