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Era da un po' che avevo voglia di scrivere qualcosa su Morgan, uno dei personaggi più ambigui e interessanti del panorama musicale mainstream italiano. Interessante per il suo essere quasi sempre avulso dal contesto in cui viene collocato, brillante, atipico, dotato di grande talento e ottimo comunicatore.
Ambiguo per il modo in cui gioca a fare l'artista sempre e comunque, ostentando una cultura fatta di nozioni sparate a caso solo con il gusto di fare scena, che va di pari passo con l'esaltazione continua del suo ego sterminato.
Vorrebbe essere considerato per quello che è (un bravo musicista), ma non rinuncia a giocare al piccolo Sgarbi (o grande Mughini) della musica. Schifa X-Factor, ma è consapevole di quanto ne ha bisogno per rimanere sotto i riflettori (è un po' il suo polmone d'acciaio). Si dice nauseato dai meccanismi televisivi, rimarca sempre la sua estraneità a certe regole, per poi - nel momento della pugna - trasformarsi nel più esperto telerissaiolo su piazza. E non importa se a suon di fanculi sparati in faccia alle telecamere o con cazziatoni pubblici ai suoi protegé.
Ogni mezzo è necessario a far parlare di Morgan, e Morgan lo sa. E non si fa scrupoli.
Verrebbe da fare i cattivoni e ironizzare sulla sua carriera di musicista da un po' di anni a questa parte, ma chi sono io per farlo? Posso solo ripercorrere a parole tutto quello che è accaduto dopo la morte, per asfissia naturale, dei Bluvertigo. Un ottimo esordio da solista (Canzoni dell'appartamento), un'operazione azzeccata sia dal punto di vista culturale che da quello prettamente artistico (il remake integrale di Non al denaro, non all'amore, né al cielo, classico di Fabrizio De Andrè basato sull'Antologia di Spoon River) e un secondo album d'inediti (Da A ad A) ricco di spunti interessanti ma reso terribilmente schizofrenico dalla voglia di Morgan di farne un disco, in qualche modo, definitivo, e dall'eccesso di chimica.
Non è stato propriamente un trionfo, tant'è che da quel momento in poi la parabola artistica di Marco Castoldi è stata segnata da una sorta di strana distonia. Da una parte i successi personali e televisivi che l'hanno reso sempre di più un personaggio popolare e noto al pubblico, dall'altra la brusca frenata che ha vissuto il suo percorso di musicista. Un remake dei Bluvertigo in stile Sali sul palco, scendi dal palco, prendi i soldi e scappa, una nuova raccolta di classici della canzone italiana rivisitati, un paio di libri buttati sul mercato tanto per, e poco altro.