sei in: sport
archivio

Daniele Bolelli, un nerd guerriero

pubblicato Mercoledì 04 Febbraio 2009
di Gabriele Romagnoli, foto di Ramak Fazel
Daniele Bolelli, un nerd guerriero

Si definisce un nerd ma pratica l'ultimate fighting. A 18 anni è fuggito negli Usa, e a 27 ha ottenuto una cattedra alla UCLA, dove insegna a colpi di karate e Red Hot Chili Peppers. La prossima sfida di Daniele Bolelli? Fondare una religione.
GQ lo ha intervistato

Se davvero crediamo che l'evoluzione della specie umana passi attraverso contaminazioni, svolte e imprevisti, Daniele Bolelli ne è un prodotto. È nato a Milano (34 anni fa), e vive a Los Angeles (dove insegna all'università). Si occupa di filosofia e pratica le arti marziali. Non ha ricevuto alcun sacramento né altra forma di avviamento alla fede, ma sta ultimando un libro dal titolo Create your own religion, che propone un credo fai-date. Per ogni problema ha due soluzioni, per ogni proposito un piano A e un piano B. Coltiva l'intelletto provando repulsione per l'intellettualismo, la forza rifuggendone dal culto. Gli piace considerarsi italiano quando è in America, americano quando è in Italia. Se gli chiedi dove si senta a casa, scrolla le spalle, per nulla convinto che qualcosa del genere possa esistere veramente. Non abita in nessuna categoria. Se proprio si deve ricorrere a una definizione di uso comune, quella che soccorre è "spirito libero".

Vien voglia allora di capire come è avvenuta questa evoluzione, quanto ha influito il pensiero e quanto l'azione, se la porta è stata abbattuta a colpi di arti marziali o di filosofia. E come può un giovane italiano insegnare storia americana alla UCLA - University of California, vendere 15 mila copie di un libro che manda sul ring Nietzsche, il maestro Ueshiba (creatore dell'aikido) e i Pearl Jam, e ora permettersi di fondare la propria religione invitando chiunque a farsene una diversa, su misura.
Lo incontro a Milano durante l'annuale visita "pastorale" alla famiglia, lato paterno. Il genitore, Bolelli Franco, pensatore sghembo e sintetico, fissa l'appuntamento in una pasticceria dove ha organizzato il proprio "ufficio". Dice: «Entra e lo vedrai: ha un maglione troppo azzurro e gli occhiali». La filosofia mi aveva preparato alle lenti, l'arte del combattimento mi aveva fatto pensare che a portarle fosse un evidente ninja. Avrei dovuto invece aspettarmelo: in lui anche l'apparenza evita le convenzioni. Dirà: «Non sono tozzo, sono un nerd». Parla una lingua sua. Quando è in Italia traduce involontariamente dall'americano e, assicura, viceversa. Quel tozzo non è sinonimo di tracagnotto, ma è la trasposizione di tough, tosto. Questa è la ricostruzione di come, invece, lo è diventato.

Il servizio continua
Precedente 1 di 3 Successiva

 
Vota 12345 (2 voti)
 
Commenti 0 commenti

aggiungi un commento

INVIA