Davide Santon: il predestinato
di Simone Stenti, foto di Samantha Casolari
In pochi mesi Davide Santon, il "bambino", è diventato uomo. Ma il neo-maggiorenne passato in un lampo dall'anonimato alla nazionale pare avere un solo obiettivo: rimanere coi piedi per terra. GQ l'ha incontrato
Non potrà mai indossare il mitico numero 3 nerazzurro, ma solo perché l'Inter ha ritirato la maglia dopo la scomparsa di Giacinto Facchetti. No, che non l'ha mai visto giocare, il cipe, nemmeno in dvd.
L'ha giusto intravisto da presidente, ma ne ha sentito parlare "tanto e bene", che ad Appiano Gentile lo possono evitare solo i sordi, e ammette: "Mi devo documentare, ma anche se tutti mi dicono che sono il suo erede, io rimango con i piedi per terra". Coi piedi per terra. Davide Santon, il predestinato, continua a ripeterlo come un mantra. Ogni tre frasi, ci infila un "non devo montarmi la testa" e non si capisce a chi lo dica: se a noi o a se stesso.
Perché un anno da paura come quello appena trascorso farebbe venire le vertigini a chiunque, figuriamoci a un neo-maggiorenne, che dai tremila abitanti di Bosco Mesola, provincia di Ferrara, si ritrova osannato dagli 80 mila della Scala del calcio.
Mantenere la calma e ripetersi che sì, è tutto vero, ma potrebbe sparire così come è arrivato. Sette mesi fa, o giù di lì, Davide trotterellava sui campetti della Primavera, con molti occhi addosso e altrettante speranze, ma, per dirla col refrain dello Speciale, con "zero tituli" e zero partite nel tabellino.
Poi, tutto in un lampo: il 21 gennaio esordisce tra i professionisti in coppa Italia con la Roma e quattro giorni dopo in serie A, contro la Samp. L'incoronazione, quella definitiva, arriva dopo neppure un mese e cinque partite. Conferenza stampa post-derby vinto 2-1, Mourinho potrebbe presentarsi da trionfatore, magari portandosi dietro un risorto (almeno pareva) Adriano.



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