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Fabrizio Meoni

pubblicato Martedì 12 Gennaio 2010
di Lorenzo Jovanotti
Fabrizio Meoni

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Per tutti, Fabrizio Meoni è stato un grande motociclista italiano, vincitore di due Parigi-Dakar e protagonista di infinite avventure su due ruote, fino alla morte, avvenuta in Mauritania cinque anni fa, in quella che sarebbe comunque stata la sua ultima Dakar. Per Lorenzo, il ragazzino che sarebbe diventato Jovanotti, il Meoni era un eroe dagli occhi di ghiaccio che sapeva tutto sui motori. Quando le moto erano cavalli d'acciaio e bastava dire Swm, Aspes, Ancillotti, Rotax, Caballero, Simonini per sentirsi in paradiso. Da GQ

Sono stato bambino a Roma negli anni Settanta, ma passavo l'estate a Cortona, in Toscana, una piccola città dove c'erano i miei nonni. Per me Cortona voleva dire libertà assoluta, a patto che mi presentassi all'uscio all'ora di pranzo, all'ora di cena e per dormire.

Era un tempo meraviglioso, incantato, senza aspettative, senza pensieri, senza programmi. Al centro di tutto non c'erano ancora le ragazze e nemmeno la musica, ma le biciclette da cross prima, e dai 12 anni in su solo i motorini (nessuno aspettava veramente i 14 per cominciare a frequentare quel mondo).

Non c'era stata ancora l'invasione degli scooter nell'immaginario. Lo scooter ha cambiato tutto, in peggio secondo me, perché è cambiata la posizione in sella. Prima la moto era un cavallo d'acciaio. Con l'egemonia degli scooter è diventata una poltrona con le ruote, perdendoci parecchio in quanto a carico emozionale. Vuoi mettere stare a cavallo di una cosa rumorosa?

Il tempo d'oro nel santuario delle moto
I nostri idoli erano i campioni del cross, della regolarità, della velocità. Mio fratello Bernardo era il più grande impennatore della zona e io, in quanto suo parente stretto, brillavo di una certa luce riflessa. I nomi che giravano erano quelli dei piloti dalle ruote tacchettate: Rinaldi, Maddii, Meoni. Tutti italiani. Tra questi, il Meoni era il nostro eroe locale perché era di Castiglion Fiorentino, a 10 km da Cortona, e aveva l'unica concessionaria di Ktm della zona, un luogo santo per noi. Ci si andava in viaggio con i motorini e si restava lì a respirare la puzza di benzina.

Il Meoni era di pochissime parole, rideva poco, aveva gli occhi di ghiaccio alla Clint Eastwood, e questo aumentava il suo carisma per noi ragazzini. Sapeva qualcosa che noi non sapevamo e anche solo stare lì a guardare era un modo per dorare il nostro tempo. Lui ci lasciava stare lì intorno a capannello, non dava mai l'impressione di essere disturbato. Se qualcuno faceva una domanda, rispondeva tecnico e breve.

Quando dico certe parole a me appare davanti agli occhi tutto un mondo perduto: Swm, Aspes, Ancillotti, Rotax, Caballero, Simonini. Parole e sigle che a molti non dicono niente, ma per tanti di noi sono leggenda. Tra queste, Ktm aveva una forza speciale, con quella Kappa all'inizio che aggrediva la nostra fantasia e la vivificava.

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Commenti 2 commenti

renato ferrari (13/01/2010 ore 9.49)
che bell'articolo... grazie a Jovanotti concetti e memorie che condivido e in tantissimi abbiamo provato e viviamo ancora oggi che rimanga sempre alto il ricordo di Fabrizio, faro per tutti noi renato ferrari (milano)

cico (12/01/2010 ore 14.42)
grande lorenzo

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